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Alà dei Sardi - La Storia - Alà dei Sardi

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Alà dei Sardi - La Storia

Il Paese

Secondo lo Spano, il nome di Alà, deriva da «ala» che significa: luogo posto in alto. Ala è il comune della Venezia Tridentina ove il 29 ottobre 1918 si presentarono gli inviati del Comando Austriaco a chiedere l'armistizio. Ala di Stura è il nome di un paese, nei dintorni di Torino, ameno posto di villeggiatura. Ala si chiama un fiume della Dancalia nell'Africa Orientale. Ala è pure chiamato, il migliore dei tredici nuraghi sparsi nel territorio di Pozzomaggiore. Ala, in termine Militare, è l'estremità destra o sinistra di un corpo d'esercito disposto in ordine di battaglia. Potrebbe quindi anche darsi che ad Ala vi fossero in un primo tempo delle soldatesche distaccate per la guardia e difesa d'una piazza forte o d'un presidio. Di qui il nome primitivo di Ala al quale col succedersi degli anni si aggiunse solo un accento.

Altri, invece, credono nella leggenda popolare: Ad un vecchio ramingo nella notte fonda, per la campagna tacita e tetra, si presentò d'improvviso, « su mascazzu » (fantasma) circonfuso da uno sprazzo di luce abbagliante e gli disse: Vedi, lontano, la luce di quel fuoco che arde e risplende? Ebbene, all' « ala » destra di quella fiammata costruirai un paese che diverrà ricco e della massima importanza, e per la distesa dei campi piove­ranno abbondantemente tre manne (ghianda, miele e sughero).
Il fantasma scomparve. Il paese sorse come per incanto, gli fu imposto il nome di Alà perché costruito all'ala destra del posto prescelto, poi, col tempo, lo stesso nome venne distinto col segno dell'accento. Alà divenne ricca e molto importante. Sull'altipiano si raccolgono ancor oggi le testimonianze della splendida civiltà protosarda.

Gli abitanti dei paesi limitrofi danno ad Alà il nome di Elà e dagli abitanti quello di Elaesi. Elà richiama il nome di Elam, figlio di Sem padre degli Elamiti, soggiogati dagli Assiri nel VII secolo a. C. Ciò posto non sarebbe forse erroneo asserire che Ela sia stata fondata dai popoli della fede mosaica sparsi in tutto il mondo.

Alà ospitò l'illustre piemontese, storico ed archeologo, illustratore della Sardegna, il Conte Alberto La Marmerà, durante il periodo delle sue faticose peregrinazioni. Ancora esiste la casetta che ospitò il grande viaggiatore.

A pochi chilometri di Alà dei Sardi, esisteva un importante centro abitato, attualmente completamente distrutto. In antico la zona importantissima dal lato archeologico, chiamatasi Balare poi fu battezzata col nome di Su Pedrighinosu (zona pietrosa o pietraia) a causa dei ruderi e dei detriti ivi sparsi o accumulati.
Il nome Balare chiama alla memoria i « celeberrimi Balares » di Plinio: gli stessi che Pausania giudicava « mercenari », provenienti dalla Libia o dalla Spagna ed invaserò prima la Corsica poi penetrarono in Sardegna. Questo popolo, degno di menzione, imponente per densità e per potenza costituiva un nucleo abbastanza forte, rinomato anche in epoca romana.
Nel «Pedrighinosu», centro di vita sociale, esisteva un luogo di culto; forse una fonte o un pozzo sacro, un tempio ipetrale, un altare consacrato ad una divinità sconosciuta. La località formava il centro di un santuario, scelto da una tribù o da una schiatta per celebrare in comune le feste, per prender parte alle cerimonie rituali e all'offerta dei sacrifìci.
Dopo dei lavori con l'aratro vennero alla luce alcuni bronzetti votivi dell'età nuragica: Una statuetta d'arciere o tiratore d'arco, Una statuetta femminile e una Testa di una statuetta di guerriero. Poi con altri scavi, anche clandestini, vennero fuori un rozzo vaso, un panello di rame e alcuni aghi crinali. Alcuni di questi oggetti si possono trovare nel museo di Cagliari.

Giovanni, Spano, parlando delle scoperte archeologiche fatte nel 1867, informa che in un sito denominato Lathari, che da il nome anche al nuraghe, si son trovate giarre, altri vasi minori, tazze, stoviglie, un anello d'oro che aveva il ritratto di un imperatore ed altri oggetti di bronzo, tra i quali un idoletto vestito da guerriero che forse raffigurava Marte. Si crede che ivi fosse una stazione romana situata nella via che da Caput Thjrsi conduceva ad Olbia e a Gemellas.

Resistono ancora al dente edace del tempo: il nuraghe Alteri, Binioni, Boddò
, Columbos, Marcheddine, Nuraghes, Sos Muros, S'Originale, Intro e Serra.

Alcuni resti di tombe di giganti si trovano nelle località di Sas Tumbas, di Malagarruca
, di Alteri e di Dolifichina. Questi monumenti sepolcrali, dell'età della pietra, erano formati da lastre granitiche accatastate come una cripta o cassetta bassa.
Nella regione Padentes si trova un'altra tomba dolmetica, già frugata e senza lastroni di copertura. Il dolmen ha una lunghezza di circa 10 m., vi si nota il solito emiciclo con l'ingresso di m. I X 0,90.

In aperta campagna, ad oltre 400 m. dalla chiesetta semirurale di S. Antonio, e precisamente nella località detta Oriscudu, sorge, sfidando il tempo da millenni, un grosso masso basaltico alto m. 2,70; detta "Pedra de Lughia Rajosa".

A circa 300 m. dall'estremità del paese, verso oriente, su di un piccolo promontorio, coronato di rocce d'impari altezze, spicca isolato e netto, un masso di granito che, visto da lontano, rappresenta la testa e il petto, senza le braccia, di un uomo aitante e robusto. D'antica data, quest'opera erosiva è stata battezzata dagli alaesi col nome: « Sa conca e su padre » (la testa del frate), e sopra vi hanno tessuto una leggenda; Parlano di un anacoreta cristiano dedito alla preghiera e alla penitenza. Di questi scherzi della natura, or leggiadri e a volte mostruosi, se ne ammirano anche in diverse altre località montuose dello stesso territorio.


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